{"id":33999,"date":"2022-06-20T14:07:05","date_gmt":"2022-06-20T12:07:05","guid":{"rendered":"https:\/\/campusvygon.com\/it\/?p=33999"},"modified":"2022-08-02T12:19:34","modified_gmt":"2022-08-02T10:19:34","slug":"come-minimizzare-lincidenza-di-complicanze-aumentare-la-sicurezza-e-la-costo-efficacia-della-manovra-per-limpianto-di-accesi-venosi-port-e-picc-port","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/campusvygon.com\/it\/come-minimizzare-lincidenza-di-complicanze-aumentare-la-sicurezza-e-la-costo-efficacia-della-manovra-per-limpianto-di-accesi-venosi-port-e-picc-port\/","title":{"rendered":"Come minimizzare l\u2019incidenza di complicanze, aumentare la sicurezza e la costo-efficacia della manovra per l\u2019impianto di accesi venosi (port e picc-port)?\u00a0"},"content":{"rendered":"\n<div style=\"height:47px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Sulla base dei risultati conseguiti dal protocollo ISALT \u00e8 stato elaborato un protocollo, denominato ISALT 2 [15], che racchiude tutte le raccomandazioni necessarie, basate sulle evidenze cliniche e linee guida internazionali, necessarie a <strong>minimizzare l\u2019incidenza di complicanze, aumentare la sicurezza e la costo-efficacia della manovra<\/strong>.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Tra le complicanze immediate o precoci che possono essere prevenute mediante una appropriata tecnica di impianto possiamo distinguere le <strong>complicanze strettamente legate alla venipuntura, quelle legate al passaggio della guida metallica (aritmie) e quelle legate alla progressione del catetere (malposizioni primarie)<\/strong>. Il protocollo ISALT 2 \u00e8 un bundle di 6 raccomandazioni (Tabella II) atte proprio alla prevenzione di tali complicanze.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:65px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image aligncenter size-large is-resized\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/campusvygon.com\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/3\/2022\/06\/protocollo-ISALT-2-1024x792.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-34001\" width=\"749\" srcset=\"https:\/\/campusvygon.com\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/3\/2022\/06\/protocollo-ISALT-2-980x758.jpg 980w, https:\/\/campusvygon.com\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/3\/2022\/06\/protocollo-ISALT-2-480x371.jpg 480w\" sizes=\"(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw\" \/><\/figure>\n\n\n\n<div style=\"height:100px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>1) Tecnica asettica accurata<\/strong>&nbsp;<\/h2>\n\n\n\n<p><strong>Effettuare l\u2019impianto in un ambiente pulito e sanificabile<\/strong> (sala operatoria o ambiente dedicato di day hospital o ambulatorio specialistico); prestare molta attenzione al lavaggio delle mani prima della procedura, utilizzando le massime protezioni di barriera per l\u2019impianto, quali mascherina e cuffia non sterili, guanti sterili, camice sterile e ampio campo operatorio sterile; effettuare un\u2019accurata antisepsi cutanea utilizzando preferenzialmente clorexidina 2% in soluzione di alcool isopropilico al 70% 35,36. (Fonte: CDC 2011)&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Per quanto riguarda le massime protezioni di barriera, l\u2019utilizzo di <strong>pack procedurali gi\u00e0 composti ad hoc <\/strong>per l\u2019impianto permette di abbattere notevolmente i costi e i tempi in quanto tutto il necessario \u00e8 gi\u00e0 racchiuso all\u2019interno dello stesso pack <strong>e non si rischia di dimenticare nulla. Ci\u00f2 funge<\/strong> anche da check list del materiale. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:63px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\"><p><em>Inoltre, avere un unico pack interamente sterile permette di ridurre i rischi di contaminazione del materiale e dell\u2019operatore durante le operazioni di reperimento del materiale e apertura delle varie singole confezioni. <\/em><\/p><cite><em>(Fonte: \u201cRISCHIO DI INFEZIONE CATETERE CORRELATE IN ICU: COME PREVENIRE\u201d &#8211; Giancarlo Scoppettuolo, Fondazione Policlinico Universitario \u201cA. Gemelli\u201d ROMA).&nbsp;<\/em><\/cite><\/blockquote>\n\n\n\n<div style=\"height:63px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image aligncenter size-large is-resized\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/campusvygon.com\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/3\/2022\/06\/TECNIC1-1024x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-34006\" width=\"750\" srcset=\"https:\/\/campusvygon.com\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/3\/2022\/06\/TECNIC1-980x980.jpg 980w, https:\/\/campusvygon.com\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/3\/2022\/06\/TECNIC1-480x480.jpg 480w\" sizes=\"(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw\" \/><\/figure>\n\n\n\n<div style=\"height:51px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>2) Venipuntura centrale eco-guidata<\/strong>&nbsp;<\/h2>\n\n\n\n<p>La <strong>scelta della vena<\/strong> apparentemente pi\u00f9 appropriata avviene <strong>previo esame ecografico del patrimonio venoso del paziente<\/strong>.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:48px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-white-color has-text-color has-background\" style=\"background-color:#7ba180\">Esiste un protocollo specifico per l\u2019analisi del patrimonio venoso del paziente e delle strutture circostanti detto RAPEVA (Rapid Peripheral Venous Assestment), analogo al protocollo RaCeVA (Rapid Central Venous Assessment) sviluppato alcuni anni fa per sistematizzare l\u2019esame delle vene sopra-sottoclaveari prima di una venipuntura centrale, che consiste in un<strong> adeguato esame ecografico rapido delle vene centrali tale da permettere di studiare le opzioni disponibili <\/strong>(vene giugulare interna, anonima, succlavia, ascellare) e di scegliere la vena pi\u00f9 facile e pi\u00f9 adatta alla situazione.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:48px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Il protocollo RaPeVA prevede inizialmente l&#8217;identificazione delle principali vene e arterie della piega del gomito, poi lo studio della vena basilica, quindi del fascio <strong>nervo-vascolare<\/strong> costituito da nervo mediano, arteria brachiale e vene brachiali e infine della vena cefalica.<\/p>\n\n\n\n<p> <strong>L\u2019esame \u00e8 completato dalla visualizzazione delle principali vene in sede sottoclaveare e poi sopraclaveare<\/strong>, allo scopo <strong>di identificare potenziali anomalie o alterazioni patologiche<\/strong> che possono essere di ostacolo alla progressione del catetere. <\/p>\n\n\n\n<p>In breve, il <strong>protocollo RaPeVA<\/strong> prevede \u2013 in sequenza \u2013<strong> la visualizzazione della vena cefalica <\/strong>alla piega del gomito, lo scorrimento della sonda dal lato radiale al lato ulnare fino a identificare <strong>l\u2019arteria e le vene brachiali e la confluenza tra vena antecubitale e vena basilica<\/strong>, l\u2019identificazione della <strong>vena basilica<\/strong> durante il suo decorso lungo il solco bicipito-omerale scorrendo la sonda dal basso verso l\u2019alto, lo spostamento laterale della sonda per un esame del fascio nervo-vascolare del braccio e poi ancora pi\u00f9 lateralmente per visualizzare la vena cefalica a tale livello, e infine un esame rapido delle vene cefalica e ascellare in sede sottoclaveare e delle vene giugulare interna, succlavia e anonima in sede sopraclaveare.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019adozione sistematica del RaPeVA permette di analizzare le caratteristiche di tutte le vene del braccio potenzialmente interessanti per un corretto impianto di un <strong>PICC<\/strong> o di un <strong>Midline <\/strong>e si \u00e8 rivelato particolarmente utile nella didattica GAVeCeLT riferita <strong>all\u2019impianto di dispositivi brachiali di vario tipo <\/strong>(cannule lunghe, Midline, PICC, PICC tunnellizzati, CCT brachiali, PICC-port).&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image aligncenter size-large is-resized\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/campusvygon.com\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/3\/2022\/06\/CRITER1-1024x975.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-34007\" width=\"750\" srcset=\"https:\/\/campusvygon.com\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/3\/2022\/06\/CRITER1-980x933.jpg 980w, https:\/\/campusvygon.com\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/3\/2022\/06\/CRITER1-480x457.jpg 480w\" sizes=\"(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Se non controindicato da particolari condizioni anatomiche locali, si preferisce <strong>il lato destro<\/strong> (considerando che le vene centrali tendono a essere di maggior calibro sul lato destro e che l\u2019incannulazione dal lato destro si associa a minor rischio di malposizioni e di trombosi venosa centrale da catetere). <strong>E\u2019 altres\u00ec vero che \u00e8 consigliabile preferire l\u2019incannulazione delle vene dell\u2019arto dominante, in quanto \u00e8 il pi\u00f9 utilizzato e pertanto presenta vasi solitamente di calibro maggiore. <\/strong>&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:48px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-white-color has-text-color has-background\" style=\"background-color:#7ba180\">L\u2019utilizzo sistematico dell\u2019ecografo <strong>ha ridotto in modo significativo tutte le altre complicanze<\/strong> <strong>legate alla venipuntura<\/strong> come, ad esempio, la puntura arteriosa accidentale.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:48px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>L<strong>a venipuntura eco-guidata<\/strong>, associandosi ad enormi <strong>benefici in termini di sicurezza, costo-efficacia ed efficienza<\/strong>, andrebbe adottata in modo assiduo e costante, nell\u2019interesse del paziente, dell\u2019operatore e dell\u2019azienda ospedaliera. Molte trombosi venose centrali prossimali (ovvero generatesi presso il sito di venipuntura) sono legate a manovre traumatiche di puntura ripetuta della vena, con ematomi locali ed estesi danni endoteliali; le linee guida nazionali ed internazionali raccomandano l\u2019adozione della venipuntura eco-guidata, quindi, anche per la riduzione di tale rischio.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:59px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Tecniche di venipuntura ecoguidata <\/strong><\/h3>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"435\" src=\"https:\/\/campusvygon.com\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/3\/2022\/06\/img-02-1024x435.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-34009\" srcset=\"https:\/\/campusvygon.com\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/3\/2022\/06\/img-02-980x416.jpg 980w, https:\/\/campusvygon.com\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/3\/2022\/06\/img-02-480x204.jpg 480w\" sizes=\"(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw\" \/><\/figure>\n\n\n\n<div style=\"height:59px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Visualizzazione del vaso:<\/strong>&nbsp;<\/h3>\n\n\n\n<p>&#8211; posizionando la sonda in modo che <strong>il piano del fascio ultrasonoro sia perpendicolare all\u2019asse della vena<\/strong> (Fig. 1A), si ottiene una sezione trasversale del vaso, che appare come una immagine anecogena circolare (\u201casse corto\u201d &#8211; Fig. 2A). Questa scansione, pi\u00f9 semplice da ottenere e mantenere anche per il principiante, <strong>garantisce una buona visione panoramica della vena e delle strutture circostanti, che rimangono sotto controllo durante tutta la procedura;<\/strong>&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; posizionando la sonda in modo che <strong>il piano del fascio ultrasonoro sia parallelo all\u2019asse della vena<\/strong> (Fig. 1B) si ottiene una sezione longitudinale del vaso, che appare come un&#8217;immagine anecogena tubulare (\u201casse lungo\u201d &#8211; Fig. 2B). Questa scansione <strong>\u00e8 pi\u00f9 difficile da ottenere<\/strong> e mantenere, ma se associata alla puntura con ago <strong>\u201cin plane\u201d<\/strong> garantisce un perfetto controllo dell\u2019ago in tutto il suo percorso nei tessuti.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"435\" src=\"https:\/\/campusvygon.com\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/3\/2022\/06\/img-03-1024x435.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-34010\" srcset=\"https:\/\/campusvygon.com\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/3\/2022\/06\/img-03-980x416.jpg 980w, https:\/\/campusvygon.com\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/3\/2022\/06\/img-03-480x204.jpg 480w\" sizes=\"(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw\" \/><\/figure>\n\n\n\n<div style=\"height:59px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Visualizzazione dell\u2019ago:&nbsp;<\/strong>&nbsp;<\/h3>\n\n\n\n<p>&#8211; se l\u2019ago <strong>\u201cperfora\u201d<\/strong> il piano del fascio ultrasonoro, \u00e8 visualizzabile solo nel momento del passaggio attraverso il piano stesso come uno \u201cspot\u201d iperecogeno, equivalente alla sezione traversa della punta (\u201cout of plane\u201d &#8211; Fig. 1 e Fig. 3A);&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; se l\u2019ago viene <strong>mantenuto nel piano del fascio ultrasonoro<\/strong>, \u00e8 visualizzabile in tutta la sua lunghezza e in tutto il suo percorso nei tessuti (\u201cin plane\u201d &#8211; Fig. 1 e Fig. 3B).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"435\" src=\"https:\/\/campusvygon.com\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/3\/2022\/06\/img-04-1024x435.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-34011\" srcset=\"https:\/\/campusvygon.com\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/3\/2022\/06\/img-04-980x416.jpg 980w, https:\/\/campusvygon.com\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/3\/2022\/06\/img-04-480x204.jpg 480w\" sizes=\"(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw\" \/><\/figure>\n\n\n\n<div style=\"height:59px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p><strong>Combinando la modalit\u00e0 di visualizzazione del vaso con la modalit\u00e0 di visualizzazione dell\u2019ago otteniamo 4 tecniche di puntura eco-guidata:<\/strong>&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\"><li><strong><em>vena in asse corto + ago in plane;<\/em><\/strong>&nbsp;<\/li><li><strong><em>vena in asse corto + ago out of plane;<\/em><\/strong>&nbsp;<\/li><li><strong><em>vena in asse lungo + ago in plane;<\/em><\/strong>&nbsp;<\/li><li><strong><em>vena in asse lungo + ago out of plane;<\/em><\/strong>&nbsp;<\/li><\/ul>\n\n\n\n<p>Nella pratica clinica si utilizzano sostanzialmente tutte le opzioni tranne l\u2019ultima.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:59px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Ecoanatomia delle vene dell\u2019arto superiore<\/strong> [5]&nbsp;<\/h3>\n\n\n\n<p>Le vene superficiali e profonde dell\u2019avambraccio e del braccio vengono usualmente visualizzate con ecografi dotati di sonde lineari di lunghezza compresa tra 26 e 38 mm, con frequenza superiore a 7 MHz e adatta quindi allo studio dei tessuti compresi tra superficie cutanea e 2-3 cm di profondit\u00e0. La sonda deve essere <strong>orientata trasversalmente rispetto all\u2019asse dell\u2019arto e perpendicolarmente alla cute<\/strong>, con orientamento tale che la sinistra dell\u2019operatore corrisponda alla sinistra della immagine sullo schermo ma alla destra del paziente. La sonda deve essere <strong>impugnata in modo saldo e stabile<\/strong>, senza esercitare eccessiva pressione sulla superficie cutanea. Poich\u00e9 la maggior parte delle vene del braccio ha orientamento longitudinale, un orientamento trasversale della sonda comporta una visualizzazione delle vene in asse corto, consentendo una visione panoramica delle vene nei loro rapporti tra loro e con le altre strutture che decorrono longitudinalmente, quali le arterie e i nervi (Figura 4).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:59px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"435\" src=\"https:\/\/campusvygon.com\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/3\/2022\/06\/img-05-1024x435.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-34012\" srcset=\"https:\/\/campusvygon.com\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/3\/2022\/06\/img-05-980x416.jpg 980w, https:\/\/campusvygon.com\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/3\/2022\/06\/img-05-480x204.jpg 480w\" sizes=\"(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw\" \/><\/figure>\n\n\n\n<div style=\"height:59px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>In asse corto, la vena appare ecograficamente come un\u2019immagine grossolanamente rotonda e anecogena (scura), facilmente comprimibile sotto la pressione esercitata dalla sonda ecografica; un&#8217;immagine di tal tipo ma non comprimibile \u00e8 da interpretare come <strong>un\u2019arteria <\/strong>(se pulsante) o <strong>come una vena trombizzata<\/strong> o <strong>come una struttura non vascolare<\/strong> (se non pulsante). I nervi appaiono invece come strutture complesse, multiloculate (immagine ad \u201calveare\u201d), prevalentemente iperecogene e non comprimibili. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Le vene dell\u2019arto superiore potenzialmente interessanti ai fini della puntura e dell\u2019incannulamento con tecnica ecoguidata non sono molte. La <strong>vena pi\u00f9 lunga \u00e8 la vena cefalica<\/strong>, che nasce in prossimit\u00e0 della cosiddetta \u201ctabacchiera anatomica\u201d sul margine radiale del polso e che decorre abbastanza superficiale per tutto l\u2019avambraccio, dove pu\u00f2 essere utilizzata per il <strong>posizionamento ecoguidato di agocannule<\/strong> o di <strong>cannule periferiche lunghe<\/strong>.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Poco prima della fossa antecubitale si stacca dalla <strong>vena cefalica<\/strong> un\u2019importante collaterale, detta <strong>vena antecubitale<\/strong>, che sfocia poi nella vena basilica. In corrispondenza del gomito, la vena cefalica aumenta notevolmente di calibro (\u00e8 la vena pi\u00f9 tipicamente utilizzata a scopo di prelievi ematici) ma poi ridiventa sottile e decorre con traiettoria alquanto irregolare e superficiale sopra il muscolo bicipite, fino ad arrivare alla spalla e percorrere il solco deltoideo-pettorale, unendosi infine con la vena ascellare poco prima del passaggio di quest\u2019ultima sotto la clavicola e al di sopra della prima costa. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>In corrispondenza della piega del gomito la vena cefalica \u00e8 grande, superficiale e facilmente incannulabile (spesso senza necessit\u00e0 di ecografo), ma trattandosi di una zona di flessione il posizionamento di un accesso venoso periferico in tale sede non \u00e8 da considerare opportuno, tranne che in condizioni di emergenza.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>A livello del braccio la vena cefalica \u00e8 \u2013 come gi\u00e0 detto \u2013 molto superficiale e pu\u00f2 essere appropriata per il <strong>posizionamento ecoguidato di una cannula corta o di un \u201cmini-Midline\u201d<\/strong>, <strong>ma molto meno per il posizionamento di un PICC e ancora meno per un PICC-Port<\/strong>.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Lungo il margine ulnare dell\u2019avambraccio decorre la vena basilica, solitamente pi\u00f9 sottile della cefalica, anche se altrettanto superficiale; in questa sede pu\u00f2 essere incannulata per via ecoguidata per il posizionamento di agocannule o cannule lunghe.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>In prossimit\u00e0 della piega del gomito, la vena basilica riceve pi\u00f9 affluenti (tra i quali la gi\u00e0 descritta vena antecubitale e una vena retro-olecranica), fino a diventare di calibro assai rilevante (4-5 mm) nel suo decorso nel braccio, nella piega bicipito-omerale. \u00c8 questo il tratto in cui la vena basilica, che tipicamente decorre a una profondit\u00e0 di 1-2 cm, <strong>ha le caratteristiche ideali per essere punta e incannulata per via ecografica<\/strong>. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Le sue dimensioni, la sua profondit\u00e0 e la lontananza da altre strutture arteriose e nervose<\/strong> (con la possibile eccezione del nervo cutaneo mediale del braccio, che per\u00f2 \u00e8 spesso molto sottile e trascurabile) la rendono la vena di prima scelta per il posizionamento <strong>di un PICC o di un PICC-Port<\/strong> o <strong>anche di un Midline<\/strong>.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Nel suo decorso verso la parte alta del braccio, la vena basilica tende a spostarsi verso il fascio nervo-vascolare del braccio (costituito da arteria brachiale, vene brachiali e nervo mediano), che decorre appena al di sotto del margine mediale del muscolo bicipite.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La vena basilica, dopo aver ricevuto come affluenti tutte le vene brachiali, diventa poi <strong>vena ascellare<\/strong> e come tale entra nel <strong>cavo ascellare<\/strong>. Le vene brachiali sono in numero variabile da due a cinque e decorrono come vene satelliti dell\u2019arteria brachiale. Quest\u2019ultima, anche detta arteria omerale, \u00e8 la principale e unica arteria del braccio, dividendosi nell\u2019avambraccio \u2013 di solito 6-8 centimetri distalmente alla piega del gomito \u2013 <strong>in arteria radiale e arteria ulnare<\/strong>.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Le <strong>vene brachiali<\/strong> sono ben identificabili ecograficamente, nella maggior parte dei casi, soltanto a <strong>livello del braccio<\/strong>, <strong>dalla piega del gomito in su<\/strong>, e si manifestano come piccole immagini rotonde anecogene ben comprimibili poste ai due lati dell\u2019arteria brachiale: l\u2019immagine che ne risulta viene spesso descritta come quella della sagoma di \u201cMickey Mouse\u201d, ove l\u2019arteria sembra la testa e le due vene brachiali le orecchie (Figura 4).&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Nell\u2019ambito del braccio, le vene brachiali decorrono lungo il gi\u00e0 descritto <strong>fascio nervo-vascolare<\/strong>, dal quale si separano \u2013 con modalit\u00e0 estremamente variabile e a livelli del braccio estremamente variabili \u2013 per confluire nella vena basilica. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:48px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-white-color has-text-color has-background\" style=\"background-color:#7ba180\">Solitamente, il sistema venoso del versante ulnare del braccio (brachiali-basilica-ascellare) drena circa il <strong>75% del sangue refluo dell\u2019arto superiore<\/strong>, mentre la <strong>vena cefalica<\/strong> e le sue collaterali sul versante radiale drenano <strong>il restante 25%<\/strong>. Le vene brachiali pur essendo appropriate come profondit\u00e0, hanno <strong>un calibro molto variabile<\/strong> (anche in funzione del loro numero, anch\u2019esso assai variabile) e la loro <strong>puntura eco-guidata pu\u00f2 essere meno semplice a causa degli stretti rapporti che stringono con l\u2019arteria brachiale e con il nervo mediano<\/strong>.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:48px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>3) Controllo intra-procedurale della posizione della punta del catetere <\/strong>mediante fluoroscopia o, preferibilmente, <strong>mediante il metodo dell\u2019ECG intra-cavitario<\/strong>.&nbsp;&nbsp;<\/h2>\n\n\n\n<div style=\"height:62px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image aligncenter size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/campusvygon.com\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/3\/2022\/06\/ONDA-P-MASSIMALE-06-891x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-34013\" width=\"370\" height=\"424\"\/><\/figure>\n\n\n\n<div style=\"height:62px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Quest\u2019ultimo \u00e8 un <strong>metodo semplice, accurato, ed economico, applicabile in quasi tutti i pazienti,<\/strong> tranne che in quelli in cui l\u2019onda P non sia riconoscibile all\u2019ECG di base come nei pazienti con pacemaker atriale attivo.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La punta di un catetere venoso centrale, a fine impianto, dovrebbe trovarsi nel tratto compreso <strong>tra il 1\/3 inferiore della vena cava superiore e il 1\/3 superiore dell\u2019atrio destro, in corrispondenza della giunzione atriocavale<\/strong>. Dopo la venipuntura centrale vera e propria (ovvero dopo la puntura e l\u2019incannulamento della vena giugulare interna, della vena succlavia, della vena ascellare o della vena anonima), possono verificarsi <strong>vari tipi di malposizioni primarie relativamente frequenti e potenzialmente associate ad ulteriori complicanze<\/strong>. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:62px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image aligncenter size-large is-resized\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/campusvygon.com\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/3\/2022\/06\/TIPIDI1-1024x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-34003\" width=\"750\" srcset=\"https:\/\/campusvygon.com\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/3\/2022\/06\/TIPIDI1-980x980.jpg 980w, https:\/\/campusvygon.com\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/3\/2022\/06\/TIPIDI1-480x480.jpg 480w\" sizes=\"(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw\" \/><\/figure>\n\n\n\n<div style=\"height:62px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Il metodo <strong>dell\u2019ECG intra-cavitario<\/strong> fu ideato nel lontano 1949 e usato diffusamente in Europa negli anni \u201980 e \u201990; \u00e8 recentemente tornato alla ribalta per i suoi indubbi vantaggi in termini di semplicit\u00e0, facilit\u00e0 di esecuzione, sicurezza, costo-efficacia e accuratezza rispetto alle manovre fluoroscopiche.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il metodo, in particolare se attuato con la tecnica della colonna di soluzione fisiologica, pu\u00f2 essere applicato in modo semplice ed efficace a <strong>qualsiasi accesso venoso centrale a lungo termine<\/strong>, e, qualora associato ad una metodica di venipuntura scevra di rischio di danno pleuropolmonare (come, ad esempio, la venipuntura eco-guidata), consente di omettere anche il controllo radiologico post-procedura. L\u2019efficacia del metodo \u00e8 stata dimostrata anche per gli accessi venosi a lungo termine. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il meccanismo patogenetico pi\u00f9 tipico delle <strong>trombosi venose centrali distali<\/strong> (ovvero quelle che insorgono in prossimit\u00e0 della punta del catetere) \u00e8 altres\u00ec la posizione non corretta della punta: quindi, una <strong>prevenzione efficace<\/strong> di tale complicanza \u00e8 semplicemente il corretto posizionamento del catetere durante la procedura stessa, con verifica immediata della posizione della punta.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:62px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>4) Accurata manipolazione della guida metallica.&nbsp;<\/strong>&nbsp;<\/h2>\n\n\n\n<p>Importante pratica per ridurre il rischio di aritmie. Il punto cruciale \u00e8 l\u2019inserzione della guida nel sistema venoso, a tal fine, \u00e8 altamente raccomandabile utilizzare una guida metallica centimetrata.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:62px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>5) Appropriata stabilizzazione del catetere nel caso dei cateteri esterni tunnellizzati cuffiati.<\/strong>&nbsp;&nbsp;<\/h2>\n\n\n\n<div style=\"height:62px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>6) Confezione accurata della tasca del <\/strong><strong><em>reservoir<\/em><\/strong><strong>.&nbsp;<\/strong>&nbsp;<\/h2>\n\n\n\n<p>La scelta della sede ideale della tasca e la scelta delle dimensioni del <em>reservoir <\/em>dovranno tener conto sia delle <strong>problematiche di gestione del port<\/strong> (facilit\u00e0 di accesso con ago di Huber) sia delle <strong>esigenze estetiche-cosmetiche del paziente<\/strong>.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Inoltre, le dimensioni della tasca devono essere appropriate e minime in modo da garantire <strong>un\u2019adeguata stabilit\u00e0 della camera nel sottocute, minimizzando i rischi di ribaltamento della stessa.&nbsp;<\/strong>&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Infine, tra le problematiche potenzialmente negative associate all\u2019impianto degli accessi venosi centrali a lungo termine, sono da annoverare non soltanto le complicanze cliniche a carico del paziente, ma anche <strong>una serie di problemi economici e logistici che conducono ad un anomalo rapporto costo-efficacia e ad una ridotta efficienza aziendale<\/strong>.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ad esempio, una tecnica di impianto inappropriata o inadeguata pu\u00f2 associarsi a una eccessiva durata della procedura, con ritardo nell\u2019inizio del trattamento chemioterapico o del supporto nutrizionale, o a una pi\u00f9 lunga degenza in ospedale prima della dimissione o a pi\u00f9 lunghe liste di attesa.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La scelta di un ambiente inappropriatamente costoso (quale, ad esempio, la sala operatoria in situazioni ove l\u2019impianto potrebbe avvenire in condizioni di sicurezza anche in un ambiente dedicato, come in day hospital) e lo spreco di materiale dovuto a reiterati fallimenti della venipuntura possono comportare un aumento eccessivo del costo economico della manovra. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:62px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p><strong>Errori di tecnica<\/strong> (quale, ad esempio, una errata confezione della tasca) <strong>possono comportare la precoce perdita del sistema venoso e la necessit\u00e0 di riposizionarlo di nuovo.<\/strong> [15]&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Inoltre, per <strong>un\u2019ottimale prevenzione delle complicanze \u00e8 fondamentale adottare tutte le misure necessarie per garantire la migliore gestione possibile del dispositivo<\/strong>.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:48px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-white-color has-text-color has-background\" style=\"background-color:#7ba180\">\u00c8 quindi fondamentale <strong>un\u2019educazione di tutti gli operatori che andranno ad utilizzare il PICC-port<\/strong>, come personale medico, infermieristico e tecnico, in modo di metterli a conoscenza delle specifiche dei presidi in uso in ospedale, quali <strong>pressione massima tollerata e flusso massimo garantito<\/strong>. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:48px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Effettuare sempre un accesso asettico al PICC-port <strong>utilizzando le massime precauzioni<\/strong> <strong>di barriera<\/strong> (lavaggio delle mani, guanti sterili, asepsi cutanea). Utilizzare la <strong>corretta tecnica di inserimento<\/strong> dell\u2019ago di Huber e della sua stabilizzazione con medicazione trasparente. Infine occorre anche provvedere ad una <strong>corretta educazione del paziente e del <em>caregiver<\/em> sul tipo di port che \u00e8 stato impiantato<\/strong> e su lle sue caratteristiche, sottolineando la necessit\u00e0 di portare sempre con se il tesserino di identificazione del dispositivo, sui principi di manutenzione ordinaria compresa la frequenza dei lavaggi, sulla necessit\u00e0 della tecnica asettica durante il posizionamento dell\u2019ago e di utilizzare solamente aghi non carotanti, ed infine di segnalare prontamente segni o sintomi di dolore, bruciore, prurito o dolenzia locale.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:100px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-divi-layout\">[et_pb_section fb_built=&#8221;1&#8243; admin_label=&#8221;section&#8221; _builder_version=&#8221;4.16&#8243; global_colors_info=&#8221;{}&#8221;][et_pb_row admin_label=&#8221;row&#8221; _builder_version=&#8221;4.17.4&#8243; background_color=&#8221;gcid-2d45c7f1-05fc-4f3c-8b35-fe69709a6a62&#8243; background_size=&#8221;initial&#8221; background_position=&#8221;top_left&#8221; background_repeat=&#8221;repeat&#8221; custom_padding=&#8221;55px||55px||true|&#8221; link_option_url=&#8221;https:\/\/www.vygon.it\/catalogo\/applicazioni\/oncologia\/&#8221; link_option_url_new_window=&#8221;on&#8221; hover_enabled=&#8221;0&#8243; box_shadow_style=&#8221;preset1&#8243; box_shadow_blur=&#8221;79px&#8221; box_shadow_spread=&#8221;-28px&#8221; global_colors_info=&#8221;{%22gcid-2d45c7f1-05fc-4f3c-8b35-fe69709a6a62%22:%91%22background_color%22%93}&#8221; sticky_enabled=&#8221;0&#8243;][et_pb_column type=&#8221;4_4&#8243; _builder_version=&#8221;4.16&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; global_colors_info=&#8221;{}&#8221;][et_pb_blurb title=&#8221;PRODOTTI CORRELATI&#8221; use_icon=&#8221;on&#8221; font_icon=&#8221;\uf47d||fa||900&#8243; image_icon_width=&#8221;55px&#8221; _builder_version=&#8221;4.16&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; text_orientation=&#8221;center&#8221; global_colors_info=&#8221;{}&#8221;][\/et_pb_blurb][\/et_pb_column][\/et_pb_row][\/et_pb_section]<\/div>\n\n\n\n<div style=\"height:100px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p><strong>BIBLIOGRAFIA<\/strong>&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<ol class=\"wp-block-list\"><li>Piran, Siavash, et al. &#8220;Incidence and risk factors of symptomatic venous thromboembolism related to implanted ports in cancer patients.&#8221; Thrombosis research 133.1 (2014): 30 -33.&nbsp;<\/li><\/ol>\n\n\n\n<ol class=\"wp-block-list\" start=\"2\"><li>Bertoglio, Sergio, et al. &#8220;PICC -PORT totally implantable vascular access device in breast cancer patients undergoing chemotherapy.&#8221; The Journal of Vascular Access (2019): 1129729819884482.&nbsp;<\/li><\/ol>\n\n\n\n<ol class=\"wp-block-list\" start=\"3\"><li>Mori, Yukiko, et al. &#8220;A retrospective analysis on the utility and complications of upper arm ports in 433 cases at a single institute.&#8221; International journalof clinical oncology 21.3 (2016): 474-482.&nbsp;<\/li><\/ol>\n\n\n\n<ol class=\"wp-block-list\" start=\"4\"><li>Fabio Conti, Enrico Cortesi, Baudolino Mussa, Rosario Spina, Lara Tollapi, Roberto Verna, \u201cRECEPIMENTO ED APPLICABILITA\u2019 SUL TERRITORIO ITALIANO DELLE PRINCIPALI LINEE GUIDA E RACCOMANDAZIONI INTERNAZIONALI SUGLI ACCESSI VENOSI.\u201d&nbsp;<\/li><\/ol>\n\n\n\n<ol class=\"wp-block-list\" start=\"5\"><li>Pittiruti, Mauro, and Giancarlo Scoppettuolo. \u201cManuale GAVeCeLT dei PICC e dei Midline: Indicazioni, impianto, gestione.\u201d Elsevier Italia, 2016.&nbsp;<\/li><\/ol>\n\n\n\n<ol class=\"wp-block-list\" start=\"6\"><li>Walser, Eric M. &#8220;Venous access ports: indications, implantation technique, follow-up, and complications.&#8221; Cardiova scular and interventional radiology 35.4 (2012): 751-764.&nbsp;<\/li><\/ol>\n\n\n\n<ol class=\"wp-block-list\" start=\"7\"><li>Vescia, S., et al. &#8220;Management of venous port systems in oncology: a reviewof current evidence.&#8221; Annals of Oncology 19.1 (2008): 9 -15.&nbsp;<\/li><\/ol>\n\n\n\n<ol class=\"wp-block-list\" start=\"8\"><li>Maki, Dennis G., Daniel M. 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