Prospettive di miglioramento delle procedure attuali per l’impianto di accesi venosi (port e PICC-port) 

Vygon Italia

1 Lug, 2022

L’impianto di accessi venosi centrali a lungo termine, quali i cateteri venosi tunnellizzati cuffiati e i sistemi totalmente impiantabili (port e PICC-port), è una procedura che ancora oggi comporta un rischio di complicanze non irrilevante. 

Tali complicanze sono state classificate, dal punto di vista clinico, come: 

La prima valutazione da fare è la scelta del dispositivo per accesso venoso più appropriato all’interno di una vastissima gamma di opzioni differenti tra loro in termini di durata, frequenza di utilizzo, tipologia di soluzioni infuse, rischio di complicanze e costi. Ogni VAD è definito da quattro caratteristiche: 

1. Posizione della punta 

2. Tecnica di inserzione 

3. Vena incannulata 

4. Sito di emergenza 

Le complicanze dipendono da…  

Per ottimizzare la scelta del dispositivo più appropriato le procedure aziendali e i protocolli operativi devono prevedere un algoritmo di scelta, basato su una valutazione preventiva delle necessità vascolari del paziente, ovvero capire se è necessaria una via centrale o periferica, se andrà utilizzato in ambito intra o extra-ospedaliero, la durata del dispositivo, il patrimonio venoso disponibile del paziente e il tipo di utilizzo che verrà fatto del dispositivo.  

Le indicazioni all’accesso venoso centrale sono: necessità di dialisi, necessità di prelievi frequenti, monitoraggio emodinamico, soluzioni lesive soluzioni con pH <5 o pH>9, farmaci con osmolarità >600 mOsm/l, nutrizione parenterale > 800 mOsm/l, farmaci vescicanti o comunque associati a danno intimale.

Se viene indicato un dispositivo per accesso venoso centrale in un paziente non ospedalizzato, bisogna scegliere il dispositivo appropriato sulla base della durata prevista e della frequenza d’uso.  

Quindi qualora sia stata identificata la necessità di un dispositivo per accesso venoso centrale, per un utilizzo extra-ospedaliero e la durata prevista fosse superiore ai 4 mesi, o più in generale a lungo termine, e la frequenza di utilizzo episodica, ovvero meno di una volta a settimana, il port ed il PICC-port sono i dispositivi più indicati”.

(Fonte: “Scelta razionale dell’accesso venoso” – Mauro Pittiruti, Università Cattolica, Roma)  

COME SCEGLIERE IL MATERIALE ADEGUATO? 

L’obiettivo clinico è quello di aumentare la sicurezza del paziente, la costo-efficacia clinica e l’efficienza aziendale, cercando quindi di minimizzare, se non azzerare, le possibili complicanze.  

Ciò è possibile mediante scelte operative, in termini di materiali e metodi, che devono essere strutturate in un “insertion bundle”, basate su strategie comportamentali e tecnologiche raccomandate dalla evidence-based practice, dalle linee guida internazionali e dal buon senso.  

Scelte inappropriate hanno un impatto negativo non soltanto sul risultato clinico, ma anche sull’efficienza aziendale e sul rendimento economico, oltre ad avere anche un impatto sociale“.

(Fonte: “L’impatto sociale delle scelte tecniche di impianto dei port” – Mauro Pittiruti, Università Cattolica, Roma).  

Le linee generali di queste scelte appropriate, atte a prevenire ognuno degli eventi indesiderati sopracitati, possono essere divise in:

Per aumentare, invece, la costo-efficacia della manovra si consigliano una serie di scelte tecniche ed organizzative, quali:  

  • una scelta oculata dell’ambiente per l’impianto (ad es. evitando l’utilizzo obbligato della sala operatoria), che comporta costi minori e una riduzione delle liste di attesa;  
  • l’ottimizzazione della tecnica di venipuntura, che comporta una riduzione della durata della manovra, azzera il rischio di fallimento e riduce i costi;  
  • la verifica della posizione della punta mediante la tecnica dell’ECG intra-cavitario, che consente di evitare i costi e i rischi associati agli accertamenti radiologici.  

Un esempio di protocollo strutturato proprio secondo questi principi è quello sviluppato dal GAVeCeLT (Gruppo Aperto di Studio “Gli Accessi Venosi Centrali a Lungo Termine”), denominato protocollo ISALT (Impianto Sicuro dell’Accesso a Lungo Termine). 

Questo protocollo si incentra proprio sull’impianto degli accessi venosi centrali a lungo termine con lo scopo di minimizzare e, laddove possibile, azzerare le complicanze e i rischi associati all’impianto. Il protocollo consiste nei seguenti accorgimenti:  

Un esempio di protocollo strutturato proprio secondo questi principi è quello sviluppato dal GAVeCeLT (Gruppo Aperto di Studio “Gli Accessi Venosi Centrali a Lungo Termine”), denominato protocollo ISALT (Impianto Sicuro dell’Accesso a Lungo Termine) [15]. Questo protocollo si incentra proprio sull’impianto degli accessi venosi centrali a lungo termine con lo scopo di minimizzare e, laddove possibile, azzerare le complicanze e i rischi associati all’impianto.

Sulla base dei risultati conseguiti dal protocollo ISALT è stato elaborato un protocollo, denominato ISALT 2 [15], che racchiude tutte le raccomandazioni necessarie, basate sulle evidenze cliniche e linee guida internazionali, necessarie a minimizzare l’incidenza di complicanze, aumentare la sicurezza e la costo-efficacia della manovra.  

leggi l’articolo correlato:

COME MINIMIZZARE L’INCIDENZA DI COMPLICANZE, AUMENTARE LA SICUREZZA E LA COSTO-EFFICACIA DELLA MANOVRA PER L’IMPIANTO DI ACCESI VENOSI (PORT E PICC-PORT)? 

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