Pulsossimetria: cos’è e i parametri che può misurare  

Vygon Italia

27 Giu, 2022

La pulsossimetria è una tecnica non invasiva che consente di misurare la saturazione di ossigeno dell’emoglobina (Hb) presente nel sangue arterioso, indicata con la sigla SpO2. Questa stima correla con affidabilità accettabile con la pressione arteriosa dell’ossigeno e consente di conoscere, in modo continuo e sicuro, l’apporto di ossigeno ai tessuti, permettendo di dosare un’eventuale somministrazione di ossigeno aggiuntivo se necessario e valutarne la risposta del paziente

Questa metodica sfrutta la capacità dell’emoglobina di assorbire la luce a diverse lunghezze d’onda, a seconda che sia ridotta (Hb) o saturata di ossigeno (HbO2). Nello specifico, l’emoglobina legata assorbe soprattutto nella luce infrarossa, mentre l’emoglobina non legata assorbe soprattutto nella luce rossa.

Il pulsossimetro richiede quindi un sensore cutaneo, con un emettitore di luce nel campo del rosso e dell’infrarosso che attraversa la cute e la circolazione del paziente e viene ricevuta da un recettore opposto, per quantificare l’assorbimento di luce da parte dei tessuti e la sua variazione dopo ogni battito arterioso, calcolando così le concentrazioni di emoglobina libera C(Hb) e di emoglobina legata ad ossigeno C(HbO2).  

Tramite la seguente formula:  

è quindi poi possibile calcolare la saturazione d’ossigeno SpO2. 

Proprio a causa del principio di funzionamento sul quale si basa la pulsossimetria, è molto importante che il sensore del pulsossimetro venga posto su una zona in cui vi sia una circolazione superficiale e in una zona che permetta alle radiazioni luminose di raggiungere il recettore del pulsossimetro. 

IL RUOLO DELLA PULSOSSIMETRIA NEI DISPOSITIVI DI OSSIGENAZIONE AUTOMATICA  

Il pulsossimetro consente di monitorare e registrare i parametri cardiorespiratori convenzionali e, dopo aver analizzato il segnale pletismografico, di estrarre altri parametri fisiologici come la frequenza respiratoria. 

La registrazione continua di questi parametri consente l’accesso alle informazioni essenziali per il processo decisionale, la valutazione dell’evoluzione del paziente e la valutazione delle modifiche necessarie nell’assistenza respiratoria fornita.  

L’ossigenoterapia è una tecnica di assistenza respiratoria comunemente utilizzata nella pratica clinica. Milioni di pazienti ricevono ossigeno ogni giorno, sia durante i periodi di ricovero che a casa. Sebbene sia spesso considerato un trattamento privo di rischi, diverse pubblicazioni hanno sottolineato la necessità di regolare attentamente la quantità di ossigeno somministrato per evitare complicazioni associate non solo all’ipossia, ma anche all’iperossia, che sta ricevendo un’attenzione crescente.

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L’EVOLUZIONE DELL’OSSIGENOTERAPIA

Si ha generalmente un preconcetto positivo rispetto all’ossigeno e si è più interessati a correggere l’ipossia che a prevenire l’insorgenza dell’iperossia. Nelle situazioni cliniche di routine, la regolazione manuale e sporadica dei flussi di ossigeno senza avere un accurato controllo della SpO2 del paziente spesso porta a erogare livelli di ossigeno più elevati del necessario, prolungando così la durata dell’ossigenoterapia. 

LIMITAZIONI DELLA PULSOSSIMETRIA DA TENERE IN CONSIDERAZIONE 

Ci sono situazioni cliniche e/o ambientali in cui bisogna interpretare il valore di SpO2 con maggiore attenzione, per la possibilità di errore nella determinazione: 
  • Rilevazione inadeguata del polso arterioso. In questo caso, la determinazione non è valida. 
  • Sorgente di luce ambientale intensa (in genere produce una diminuzione del valore di SpO2). 
  • Possibile interferenza con altri dispositivi elettronici. 
  • Scarsa manutenzione dell’attrezzatura, sensore inadeguato per il paziente (dimensione, fissaggio, ecc.). 
  • Elementi che ostacolano l’assorbimento della luce, quali smalti, tatuaggi, ecc. L’ittero invece non interferisce con la determinazione di SpO2. 
  • Mezzi di contrasto per via endovenosa con assorbimento della luce simile all’Hb. 
  • Movimenti del sensore che possono generare artefatti e distorsioni della misura, riducendone l’affidabilità. 
  • Scarsa perfusione periferica con polso debole: ipotensione, ipovolemia, ipotermia, bassa temperatura ambiente, ecc. 
  • L’aumento del polso venoso (insufficienza cardiaca destra) può distorcere il valore SpO2. 
  • Anemie gravi possono dare false letture (Hb < 5%). I valori normali di SpO2 non garantiscono un adeguato apporto di ossigeno ai tessuti. 
  • Diminuzioni specifiche e transitorie di SpO2 si verificano durante la notte in tutti gli individui sani, indipendentemente dall’età. 
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BIBLIOGRAFIA  

  • Jubran A. (2015). Pulse oximetry. Critical care (London, England), 19(1), 272. https://doi.org/10.1186/s13054-015-0984-8  

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